"il Profumo del Mare" recensione di Lia Bronzi
EVA CASAGLI: “IL PROFUMO DEL MARE”
Al di là della apparente semplicità narrativa, il romanzo Il profumo del mare di Eva Casagli è, al contempo e senza dubbio, estremamente complesso per le molteplici sfumature tematiche che esso contiene e per i riferimenti antropologico-psicologico-esistenziali che affronta, unitamente ai contesti socio-politici-ambientali in cui i fatti narrati si svolgono. Il tutto secondo un “regresso” ed un “recupero” carico di coscienza, civiltà, ideali, riconducibili anche alla funzione sociale e pedagogica dello stesso romanzo. Gli avvenimenti narrati fluiscono secondo un “ordo naturalis” dove a prevalere è la rivelazione del sé del protagonista, nel caso specifico lo studente Salvatore detto “Turuzzo” dagli amici, che è poi un giovane calabrese della bella “Kroton” che si è trasferito in Toscana ed esattamente a Siena, poiché studente presso l’Università di questa città. Se ne evince una situazione di “Nostos” o di struggente nostalgia verso il mare della Calabria, dal quale è difficile staccarsi, sia pur per la bellissima Toscana, dove c’è presenza di “energheia” più che di “ergon”, nello scorrere delle pagine, come ben si comprende anche dall’ “incipit” del capitolo “Il profumo del mare” dove la prosa è molto simile alla poesia, per parole, ritmo e metro, che pur son presenti con tutta la musicalità della poesia.
Il viaggio di Salvatore si compie attraverso diversi percorsi in cui si realizzano esigenze diverse, quella psicologica, quella politica e sociale, come già detto, poiché il suo è un vero e proprio pellegrinaggio intellettuale alla scoperta di se stesso, per comprendere le profondità del suo essere e del modo di confrontarsi con gli altri, per porsi in relazione con il mondo, con la Storia, per afferrare, attraverso il senso della propria vita, il senso di un periodo del secondo Novecento difficile e tutto ancora da valutare come fu il “ ‘68”.
Ed è così che il discorso letterario si articola dal particolare all’universale, dal singolo al mondo, dalla vicenda personale a quella storica, per tornare circolarmente a quella privata e personale, quale “secreta ars” che è funzione conoscitivo-formativa della storia umana, e che l’autrice ben congegna nell’architettura del romanzo.
Il titolo Il profumo del mare è quanto mai appropriato, poiché se da una parte è legato strettamente al ricordo della realtà, dall’altra ci appare onirico e lirico come ben è confermato anche dal capitolo “Tra sogno e realtà”. I topoi presenti nella narrazione come Roma, Pisa, Siena, Kroton, ecc. si accompagnano ad una esatta coesione secondo un potere di suggestione iconica ed attraversa la sezione più efficace del romanzo, nella quale c’è tutto un movimento esterno dei protagonisti rispondenti ai nomi di Vittorio, Adriano, Daniele, Martina e Gaia, tutti sessantottini partecipi del movimento studentesco dell’epoca, che assieme al femminismo ed al movimento operaio, cambiarono la storia del nostro paese.
Dunque una vicenda interna e personale dove afferiscono eventi esterni di non lieve importanza, a creare un “unicum prezioso” con l’ “Itinerarum mentis” della stessa Casagli, che già prelude ad un dibattito di crescita, tutta interiore e letteraria al contempo, nella chiave dove vedo trasmessa, sinceramente, il sapore della poesia, proveniente dai sogni per un mondo migliore e dal sintomo della nostalgia.
Ed alla poesia appartengono, infatti, l’immagine del bel gatto nero, denominato “Cagliostro” che a buon diritto è compagno di casa di Salvatore e capisce “come un cristiano” e poi c’è l’Anna, personaggio tipicamente toscano che emana il suo vaticinio al protagonista dicendo: “Tanto, cittino mio, prima o poi devi torna’ qui” auspicando il ritorno in Toscana di Salvatore dopo la laurea.
Non mancano la drammaticità ed il ricordo “Degli angeli del fango” provenienti da tutte le parti d’Italia e da tutto il mondo, per aiutare i fiorentini e Firenze a ritrovare dignità e serenità dopo l’alluvione del ’66, secondo una gara di solidarietà encomiabile. Poetici son gli spunti paesaggistici, poetica è la vita giovanile di cui si parla, assieme ad una atmosfera ormai lontana da noi anni-luce.
Eva Casagli, nel “mutatis, mutandis” degli eventi storici, dimostra di essere scientificamente attenta nel riportare gli episodi realmente accaduti, con una rivisitazione che attraversa e testimonia non solo l’Italia, ma anche l’Europa, unendo l’anelito di libertà alla cadenza temporale, elementi che sono poi intreccio letterario e sigillo, al contempo, di un passato incontrovertibile. In tal senso il romanzo Il profumo del mare finisce coll’essere un’opera di umanesimo costruita sull’azione e sui fatti, e attraverso di essi catarsi dell’anima della scrittrice e dei suoi lettori, giunto proprio nel momento in cui c’è bisogno di un nuovo sentimento di identificazione al fine di comprendere le implicazioni dell’era di “Internet” per costruire ancora un futuro migliore, dove la multiculturalità e la globalizzazione non siano alienanti, ma trovino nella storia del ’68 una loro radice e la consequenziale evoluzione.
Lia Bronzi
Ultimo aggiornamento ( Martedì 27 Aprile 2010 10:31 )
